Alleanza Cooperative: va rafforzata la lotta alle false imprese, non tollerabili riforme che penalizzino la cooperazione genuina

Roma, 21 ottobre 2020 – Le proposte di legge in esame trattano temi di grande importanza e meritano, al di là di alcune necessarie specificazioni, una valutazione sostanzialmente positiva per le parti relative alla semplificazione amministrativa, alla tutela del lavoro, al lavoro femminile e agli incentivi alla produttività. Le maggiori criticità riguardano, invece, la trattazione del rapporto tra il socio lavoratore e la cooperativa in vista dell’obiettivo di contrastare le false cooperative.

È quanto hanno sottolineato i rappresentanti dell’Alleanza delle Cooperative nel corso dell’audizione presso la Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera, sulle proposte di legge C. 1818 Murelli e altri recante “Disposizioni in materia di lavoro, occupazione e incremento della produttività” e C. 1885 De Maria recante “Modifiche all’art. 29 del Dlgs. 10 settembre 2003, n° 276, in materia di responsabilità solidale del committente”.

“L’Alleanza delle Cooperative -hanno spiegato- non ha mai contrastato riforme volte al rafforzamento della base legale della cooperazione genuina, ma non può tollerare riforme che rischiano di pregiudicarne la presenza nel mercato con disposizioni evidentemente discriminatorie rispetto ad altre forme societarie. E in questa direzione vanno alcune misure contenute nelle proposte in esame, come la norma, dal sapore incostituzionale, che prevede, in caso di appalto di opere o di servizi eseguiti da cooperative o da loro consorzi, di estendere la responsabilità solidale fino a cinque anni dalla cessazione dell’appalto, invece dei due anni previsti per gli altri tipi di impresa. Così come violano il principio costituzionale della parità di trattamento tra soggetti nel mercato alcune disposizioni previste per le cooperative di lavoro, sociali e di abitazione in tema di controllo interno”.

Dall’Alleanza è stato ribadito che “l’obiettivo di contrastare con forza le false cooperative che danneggiano la reputazione di quelle sane è sicuramente importante, ma è altrettanto indispensabile lottare contro tutte le false imprese, perché il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori e della concorrenza sleale riguarda tutte le forme societarie e, nella stragrande maggioranza dei casi, forme diverse da quella cooperativa. In modo particolare, ma non solo, le srl semplificate, che in cinque anni sono cresciute a dismisura, passando da 3.968 a 50.190, mentre le cooperative da 7.790 a 5.839”.

Tra l’altro, negli ultimi anni -anche come conseguenza della mobilitazione “Stop alle false cooperative” promossa dall’Alleanza delle Cooperative- sono intervenute importanti evoluzioni normative già nella legge di bilancio per il 2018, per rendere più efficace l’attività di vigilanza e ad ampliare gli strumenti sanzionatori. Senza dimenticare le misure straordinarie adottate dal sistema cooperativo, e che potrebbero essere mutuate anche per le altre forme di impresa, a partire dagli Osservatori provinciali della Cooperazione, dove Ispettorati Territoriali, associazioni cooperative e sindacati collaborano per contribuire a contrastare fenomeni distorsivi del mercato del lavoro.

L’Alleanza ha infine ribadito la necessità di contrastare “pratiche come il massimo ribasso o la distorsione delle offerte economicamente più vantaggiose strutturate solo in un’ottica di risparmio, che favoriscono i soggetti che ricorrono abitualmente all’evasione fiscale e contributiva e alla compressione del costo del lavoro” e di risolvere il problema dell’assenza di una certificazione della rappresentanza, testimoniato dagli oltre 800 contratti depositati al Cnel, dei quali meno della metà sono siglati dalle organizzazioni più rappresentative.

 

 

Coronavirus: Alleanza delle Cooperative, nefasto tagliare risorse al Sud

“Sarebbe nefasto e sbagliato tagliare risorse pubbliche per gli investimenti nel Mezzogiorno, spostandole su altre voci di spesa o a beneficio di altri territori, in particolare quelle a valere sul ciclo 2014/2020, per giunta senza avere rassicurazioni rispetto al ripristino delle stesse in futuro e, soprattutto, nella prossima programmazione 2021/2027. Il ritardo di sviluppo del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese rischia di essere ulteriormente appesantito dalle conseguenze economiche e sociali della crisi in corso”.

Ad affermarlo è Mauro Lusetti, Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, in riferimento all’ipotesi di destinare ad altre zone del Paese le risorse destinate agli investimenti pubblici nel Sud, formulata nella bozza del documento elaborata dal Dipe “L’Italia e la risposta al Covid-19″, di cui si sono lette alcune anticipazioni sulla stampa.

“Abbiamo sempre sostenuto -sottolinea Lusetti- la necessità di rispettare in pieno la clausola della proporzionalità della spesa in conto capitale alla quota di popolazione, in modo da assicurarne al Mezzogiorno non meno del 34%. Una misura che, pur tardiva e non ancora pienamente operativa, rappresenta un modo per rimediare allo squilibrio registrato nella destinazione di risorse pubbliche per investimenti, che dal 2000 al 2018 è stata, in media, inferiore di quasi 8 punti percentuali all’anno rispetto a quella che il Sud avrebbe dovuto ricevere”.

“Sospendere di fatto l’efficacia di questa clausola, come accadrebbe se la bozza fosse confermata -aggiunge il Presidente dell’Alleanza- significherebbe sottrarre al Mezzogiorno, già profondamente segnato dagli effetti di una lunga recessione, risorse indispensabili per la realizzazione di infrastrutture materiali, tecnologiche e sociali che possano rilanciarne lo sviluppo”.

“Comprendiamo -conclude Lusetti- la necessità di reperire risorse per affrontare le conseguenze della drammatica crisi in corso, ma non si può pensare di farlo a spese del Sud; per questo invitiamo il governo a non dare corso alle ipotesi trapelate, studiando percorsi differenti che rispettino i livelli di investimento in funzione del riequilibrio complessivo dei divari all’interno del Paese”.

 

 

Alleanza Cooperative Italiane Comunicazione al Book Pride di Genova

L’Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione sarà tra i protagonisti del Book Pride – Fiera nazionale dell’editoria indipendente, che si svolgerà a Genova, dal 18 al 20 ottobre, a Palazzo Ducale.

Giunto alla Terza edizione, il Book Pride di Genova si offre all’Alleanza come momento importante per approfondire tematiche legate alla promozione della Lettura e al contrasto della povertà educativa nel nostro Paese.

L’Alleanza sarà presente con un articolato programma di incontri:

 

• Sabato 19 ottobre, alla ore 13, Sala Liguria

“POVERTÀ EDUCATIVA E CULTURALE: CONTRASTARLA È POSSIBILE. L’IMPEGNO DELLA COOPERAZIONE PER LA PROMOZIONE DELLA LETTURA”

Il progetto Obiettivo Lettura, lanciato dall’Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione al Salone del Libro di Torino 2019, si inserisce a pieno titolo nelle politiche di contrasto della povertà educativa e culturale. È coerente, in molti punti, col recente disegno di legge per la promozione e il sostegno del libro e della lettura. La Cooperazione, diffusa in molti settori e su tutto il territorio nazionale, può essere il partner ideale ed è pronta a lanciare una prima iniziativa nella prossima primavera, in collaborazione con CEPELL e ANCI; che coinvolgerà luoghi e utenti diversi, dalle biblioteche ai musei, dai supermercati ai centri anziani e tanti altri ancora. Interventi di: Giovanna Barni (Alleanza Cooperative Italiane Comunicazione), Flavia Cristiano (CEPELL), Mattia Rossi (Alleanza Cooperative Italiane Liguria), Vincenzo Santoro (ANCI)

• Domenica 20 ottobre, ore 10, Sala Liguria

“FESTA DELLA LETTURA — BUONE PRATICHE DELLA COOPERAZIONE”

Il racconto di buone pratiche sulla lettura messe in atto dalle tante cooperative presenti come presidi culturali in tanti diversi settori e territori. Con questo incontro vogliamo raccontarne qualcuna e fare il punto sul progetto di Obiettivo Lettura, nell’intento di incentivare un’ampia adesione alle nuove iniziative e continuare, così, a lavorare per la crescita della cultura

Sarà inoltre presente all’iniziativa promossa da ADEI:

 

Domenica 20 ottobre, ore 11.00, Sala Storia Patria

LIBRE, LIBRI & LIBRERIE: UNA FONDAZIONE PREZIOSA PER UN FUTURO PIÙ INDIPENDENTE

In Italia sembra sempre più necessario difendere le librerie e in particolare le librerie indipendenti. Fra le cause dei nostri bassi livelli di lettura c’è probabilmente anche una rete di punti vendita che si riduce ogni anno che passa. Per questo l’Adei propone la creazione di una Fondazione che si dedicherà a incentivare la nascita di nuove librerie e a garantire formazione e assistenza a quelle in difficoltà.

Con Andrea Di Stefano (economista, direttore di Valori), Irene Bongiovanni (presidente Alleanza Cooperative Italiane Cultura), Francesca Archinto (editore Babalibri). Modera Marco Zapparoli. A cura di ADEI.

“Il Book Pride è una ottima occasione per rilanciare progetti significativi per il mondo della cooperazione in termini di promozione della lettura e di contrasto alla povertà educativa – spiega la Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Comunicazione, Giovanna Barni – Il problema dei bassi livelli di lettura e di consumo culturale in Italia e il grosso divario che ancora oggi i dati ISTAT rilevano tra le diverse classi sociali, e tra i cittadini del Nord-Centro Italia e quelli del Sud, non può essere un problema solo di chi amministra il Paese o degli addetti ai lavori della filiera editoriale e culturale. È un problema che riguarda il Paese nel suo insieme. E la cooperazione vuole fare la sua parte in modo sempre più attivo e propositivo”.

“Con Obiettivo Lettura!, lanciato al Salone del libro 2018, – aggiunge Carlo Scarzanella, co Presidente dell’Alleanza Cooperative Italiane Comunicazione – la Cooperazione ha assunto un impegno importante non solo rivolto al sostegno delle cooperative nel settore specifico – cioè all’intero campo dell’editoria e dell’informazione – ma anche a supporto della tenuta del Paese sotto il profilo della coesione e inclusione sociale, in linea con lo sviluppo globale che sposa molti dei 17 Goals fissati dall’Agenda 2030.”

“Sotto il profilo della diffusione dei libri e di una maggiore democrazia economica, la cooperazione è anche molto interessata all’adesione al progetto di ADEI di sostegno alle librerie indipendenti, – conclude Irene Bongiovanni, co Presidente dell’Alleanza Cooperative Italiane Comunicazione -. Un’esperienza che prende spunto dall’esperienza francese Adelc che è riuscita ad aiutare e sostenere centinaia di librerie distribuite su tutto il territorio. Si tratta della costituzione di un fondo per sostenere la nascita di nuove librerie indipendenti, in piccoli centri o in periferie urbane con scarsa o nulla densità di attività librarie. Un progetto importante e di grande interesse per tutto il mondo della cooperazione”.

Appuntamento dunque al Book Pride di Genova con l’Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione!

In allegato il programma completo dell’Alleanza Cooperative

Contratti: Alleanza delle Cooperative, misurare la rappresentanza per porre un freno a proliferazione contratti pirata

Roma, 1 ottobre 2019 – Misurare la rappresentanza per porre un freno alla proliferazione di contratti pirata che producono fenomeni di dumping avviando un meccanismo di consultazione delle parti sociali ed un’indicazione precisa dei criteri da utilizzare. È questa, in sintesi, la valutazione espressa dai rappresentanti dell’Alleanza delle Cooperative in audizione,  presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, sui disegni di legge 707 e 788 sulle norme in materia di rappresentanza delle organizzazioni sindacali e datoriali, nonché di delega al Governo in materia di collaborazione dei lavoratori alla gestione delle aziende.

I rappresentanti dell’Alleanza hanno ricordato che nell’archivio dei contratti nazionali di lavoro del CNEL risultano depositati 140 CCNL per il settore cooperativo. Di questi, solo 22 su 140 (il 16%) risultano sottoscritti da organizzazioni cooperative aderenti al CNEL, mentre 118 (l’84%) risultano sottoscritti da organizzazioni cooperative non aderenti al CNEL.

Una situazione che le associazioni promotrici dell’Alleanza (Confcooperative, Legacoop, Agci) affrontano da oltre 10 anni ottenendo, in accordo con i sindacati, una norma che impone l’applicazione, ai soci lavoratori, dei minimi contrattuali previsti dai contratti sottoscritti dalle parti sociali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Una previsione – è l’auspicio dell’Alleanza – che andrebbe estesa a tutti i lavoratori del settore cooperativo, non solo i soci.

I rappresentanti dell’Alleanza hanno espresso la propria perplessità sull’ipotesi, espressa nel DDl 788, di demandare la definizione di modalità e criteri per l’individuazione delle categorie e delle aree contrattuali ad un decreto attuativo del Ministero del Lavoro, senza prevedere un meccanismo di consultazione delle parti sociali interessate e una minima indicazione sui presupposti di fondo da utilizzare.

A tale proposito, i rappresentanti dell’Alleanza hanno affermato di essere favorevoli ad utilizzare gli indici previsti dall’art. 4 della legge 936/1986, per individuare le organizzazioni più rappresentative a livello nazionale (es. numero dei lavoratori occupati, numero delle imprese associate, articolazione settoriale/territoriale, accordi e CCNL sottoscritti), mentre hanno espresso forti perplessità rispetto all’utilizzo indiscriminato di un mero conteggio del numero complessivo di imprese associate, della loro diffusione territoriale e del relativo numero di occupati. “Per la misurazione comparativa della rappresentanza datoriale -hanno chiarito- riteniamo indispensabile, come previsto insieme a CGIL CISL e UIL nel nostro recente accordo interconfederale siglato il 12 dicembre 2018, tenere conto della tipologia e forma giuridica di impresa: nel nostro caso quella cooperativa, peraltro tutelata a livello costituzionale”. Caratteristica questa da preservare anche in una futura legge in materia di rappresentanza e rappresentatività.

Per quanto riguarda, infine, la delega al governo in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, i rappresentanti dell’Alleanza hanno ricordato la particolare sensibilità del mondo cooperativo su questo tema, in quanto un sistema di valori ispirato alla logica della partecipazione è insito nella disciplina/fattispecie stessa del socio-lavoratore, in particolare nelle cooperative di produzione e lavoro dove si viene a configurare una sorta di partecipazione di controllo da parte dei soci.

 

Messaggio Alleanza delle Cooperative Italiane per la Giornata Internazionale delle Cooperative

“Le cooperative per il lavoro dignitoso” è il tema scelto per le celebrazioni della Giornata Internazionale delle Cooperative 2019, che si celebra il 6 luglio in tutto il mondo.

Una scelta motivata dalla volontà di sostenere l’obiettivo di sviluppo sostenibile n.8 – “Sviluppo inclusivo e lavoro dignitoso” -in un contesto generale segnato dalle crescenti disuguaglianze, dall’aumento dell’insicurezza del lavoro e dall’elevato tasso di disoccupazione, in particolare tra i giovani e le donne.

In quanto imprese centrate sulle persone e attori chiave dello sviluppo, le cooperative in tutto il mondo danno un contributo rilevante alla salvaguardia e alla creazione di buona occupazione in tutti i settori dell’economia e all’emancipazione sociale ed economica delle comunità locali.

L’occupazione cooperativa non è un fenomeno marginale. Secondo una stima recente, le cooperative di tutto il mondo impiegano o sono la principale fonte di reddito per oltre 279 milioni di persone, quasi il 10% della popolazione attiva mondiale.

Al di là di questi numeri, diversi studi hanno confermato che, rispetto all’occupazione in altri settori, i posti di lavoro cooperativi:

 tendono ad essere più sostenibili nel tempo

 mostrano un divario minore nei salari tra diverse fasce retributive

 sono distribuiti in modo più uniforme tra aree rurali e aree urbane.

Il secondo principio della cooperazione internazionale, “Controllo democratico dei soci “, consente alle comunità di possedere e governare insieme le cooperative attraverso un controllo democratico che porta a una crescita inclusiva e sostenibile, senza lasciare indietro nessuno.

Essendo le cooperative imprese basate su valori, di proprietà, controllate e gestite da e per i soci, i lavoratori delle cooperative sperimentano “il perseguimento dell’efficienza, una flessibilità condivisa, un senso di partecipazione, un ambiente familiare e un forte senso di identità”.

L’Alleanza delle cooperative Italiane esprime il proprio apprezzamento per la Dichiarazione Finale della Conferenza di Centenario dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che riconosce il ruolo delle cooperative e dell’economia sociale e solidale nel futuro del lavoro, per generare lavoro dignitoso, occupazione produttiva e standard di vita migliori per tutti.

La Dichiarazione riconosce che in questi tempi di “cambiamento trasformativo nel mondo del lavoro” e “disuguaglianze persistenti”, “è imperativo agire con urgenza per cogliere le opportunità e affrontare le sfide per modellare un futuro equo, inclusivo e sicuro del lavoro, senza lasciare nessuno indietro”.

Coerente con questa impostazione è l’impegno che Alleanza delle Cooperative Italiane ha assunto, attraverso il dialogo con le Organizzazioni Sindacali, per la definizione e condivisione di un protocollo contro la Violenza di genere e le discriminazioni, in conseguenza degli impegni assunti con la firma dell’Accordo sulle Linee Guida per la Riforma delle Relazioni Industriali del 12 dicembre 2018.

Per quanto riguarda il nostro paese, Alleanza delle Cooperative Italiane è facilmente rappresentabile da alcuni numeri: 39.500 imprese associate,1.150.000 persone occupate, 140 miliardi di euro di fatturato e oltre 13 milioni di soci.

Questi indicatori, che rappresentano in modo sintetico la dimensione economica di Alleanza, assumono ancor più valore se affiancati ad altri che rendono l’idea dell’impatto sociale delle cooperative nel nostro paese. Ed è quindi bene ricordare come le cooperative italiane siano realtà capaci di affrontare grandi sfide sociali quali:

inclusione di genere -il 58% delle persone occupate sono donne, con oltre 19.000 cooperative attive femminili,

inclusione sociale – il 15% delle persone occupate in cooperativa sono immigrati,mentre oltre 5.100 cooperative sono costituite da stranieri,oltre 30.000 persone svantaggiate inserite nel mondo del lavoro

generazionale con oltre 4.100 cooperative di giovani.

Welfare – erogazione di servizi socio-sanitari e di welfare ad oltre 7 milioni di persone

Va poi ricordata la forte valenza in termini di coesione territoriale: nel Mezzogiorno è presente circa il 47% del totale delle cooperative italiane. Sebbene economicamente più fragile (le cooperative che hanno sede legale nel Mezzogiorno esprimono il 17% degli addetti e l’11% del fatturato), si tratta pur sempre di un sistema imprenditoriale che resiste in territori dove le condizioni di minor sviluppo sono evidenti. Lo stesso accade nelle aree interne, in cui insistono circa un quarto delle cooperative attive italiane.

È su questi indicatori che si giocherà, anche nel nostro paese, la sfida del sistema cooperativo:essere capace di rinnovarsi e di attrezzarsi per continuare a dare risposte a bisogni differenti in una società in rapido mutamento.

 

Al via Vinitaly. Le nostre cooperative regine del settore

Cresce il fatturato delle cantine cooperative, che a fine 2018 ha raggiunto la cifra record di 5,2 miliardi di euro, pari al 40% di tutto il giro d’affari del vino nazionale. Secondo quanto attesta l’ultima indagine sul settore dell’Area Studi Mediobanca, la crescita del fatturato delle cooperative è stata del +9,2% sul 2017, trainata dalle vendite sul mercato interno (+13,6%). Più di un terzo del fatturato è generato oltre confine: nel 2018 l’export delle cantine cooperative ha toccato la cifra record di 2 miliardi di euro, una quota pari al 31% del valore complessivo delle esportazioni italiane di vino, che hanno raggiungo nel 2018 i 6,2 miliardi di euro.

“La crescita del fatturato del sistema cooperativo – spiega Giorgio Mercuri, Presidente Alleanza Cooperative Agroalimentari alla vigilia del Vinitaly – attesta ulteriormente la vitalità di un sistema che si è dimostrato negli anni sempre più in grado di garantire redditività alle migliaia di soci produttori, di preservare la coltivazione della vite anche in zone a rischio spopolamento e di spingersi con successo, specie con le strutture più dimensionate, in tutti i grandi mercati internazionali, come gli Usa, il Regno Unito e la Cina”.

L’indagine sul settore vinicolo dell’Area Studi Mediobanca ha analizzato anche i bilanci di tutte le aziende italiane con fatturati superiori ai 60 milioni. Nella classifica compaiono ben 4 cooperative nei primi 10 posti: Cantine Riunite & Civ (al primo posto con 615 milioni), Caviro (2° posto con 330 milioni), Cavit (7° con 190 milioni) e Mezzacorona (8° con 188). Sono in totale otto le cooperative con fatturati superiori ai 100 milioni di euro presenti in classifica e 14 con più di 60 milioni di fatturato.

Oltre 9mila addetti in 480 cantine cooperative, 141mila soci aderenti, una produzione pari al 58% del vino italiano sono gli altri numeri della cooperazione vitivinicola. La valorizzazione dei soci è garantita da un livello medio di prevalenza mutualistica che si attesta ben oltre l’82%. In termini occupazionali, la cooperazione vitivinicola associata dà lavoro a oltre 9.000 persone, di cui il 67% è impiegato a tempo indeterminato.

Codice contratti pubblici: Alleanza Cooperative, bene delega per cambiarlo ma sbloccare cantieri

Il percorso di revisione del Codice dei contratti pubblici, aperto dal Governo con la recente approvazione di una legge delega e proseguito dal Parlamento con l’avvio di una consultazione tra gli operatori economici per individuare i principali ambiti di modifica, è opportuno e condivisibile; ma in attesa che la legge delega compia il suo iter e vengano approvati i relativi decreti attuativi è necessario apportare in tempi brevi alcune prime modifiche al Codice per sbloccare i cantieri e rilanciare gli investimenti.

A sostenerlo sono stati i rappresentanti dell’Alleanza delle Cooperative Italiane nel corso dell’audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’applicazione del Codice dei contratti pubblici, svoltasi presso la Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato.

La valutazione dell’Alleanza muove dagli effetti negativi prodotti dalla riforma entrata in vigore nel maggio 2016, testimoniati dalla drastica riduzione dell’emissione dei bandi di gara nell’ambito dei lavori pubblici, rispetto alla quale sembrano ancora insufficienti i parziali recuperi registrati nel 2017 e nel 2018. Senza dimenticare le difficoltà derivanti dall’applicazione del Codice all’assegnazione e alla cantierizzazione dei lavori.

“Gli ambiti di modifica presenti nella consultazione -hanno sottolineato i rappresentanti dell’Alleanza- toccano tutte le principali problematiche che anche noi abbiamo sollevato e pertanto auspichiamo che vengano portati avanti con decisione tenendo conto dei principi contenuti nella direttiva europea del 2014 (per la quale l’Italia ha subito l’apertura di una procedura di infrazione per violazione nel recepimento) e del generale divieto di eccesso di regolazione, in un’ottica di semplificazione che renda più agevole trasformare le risorse stanziate in questi anni in quei lavori necessari a rimodernare e manutenere un Paese che vive criticità infrastrutturali sempre più gravi”.

Nel merito, l’Alleanza delle Cooperative ha elaborato una serie di proposte dettagliate, alcune delle quali potrebbero essere concretizzate da subito attraverso un provvedimento ad hoc mirato a sbloccare i cantieri e rilanciare gli investimenti.

In concreto, l’Alleanza propone di assicurare: il chiarimento dei profili di responsabilità amministrativa, erariale e penale dei funzionari pubblici, al fine di evitare il “blocco della firma”; la modifica della disciplina della solidarietà all’interno dell’ATI, per evitare il contagio del sistema a causa delle crisi aziendali scoppiate nell’ultimo periodo; la revisione della normativa sul subappalto, con particolare riferimento alle limitazioni all’utilizzo in fase di esecuzione e di qualificazione e all’obbligatorietà dell’indicazione di una terna di subappaltatori; l’individuazione di mezzi alternativi di risoluzione delle controversie in fase di esecuzione, rivedendo la disciplina dell’accordo bonario, dell’arbitrato, della transazione e il ripristino del collegio consultivo tecnico; la semplificazione del percorso deliberativo per il finanziamento e la progettazione delle opere pubbliche, in relazione al ruolo del CIPE, della Corte dei Conti, del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e delle conferenze dei servizi; Il superamento del principio di rotazione negli affidamenti sotto soglia. L’Alleanza chiede, inoltre, di assicurare certezza circa i tempi di programmazione, svolgimento e conclusione delle procedure di aggiudicazione dei contratti e l’effettiva applicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

 

(Foto Ansa)


Alleanza Cooperative Italiane

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