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Post - ROSARIO FLORIO

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Finanziamento delle cooperative / Re:Finanziamento alle Cooperative
« il: Giugno 20, 2016, 02:58:46 pm »
La forte dipendenza dal finanziamento bancario che, al pari dell’intero sistema delle imprese italiane, hanno le cooperative, è un fattore di preoccupante instabilità. La crescente rigidità delle banche nel concedere credito alle imprese, determinata da uno stringente quadro normativo internazionale (Accordi di Basilea, vigilanza europea e nazionale) influenza negativamente gli equilibri economici e finanziari di queste ultime, limitandone inoltre il potenziale di crescita. A tal proposito è opportuno ricordare che dall’analisi dei loro bilanci si evince che in genere le cooperative generano limitati flussi di cassa e, come noto, la mancanza di un buon cash flow influenza negativamente la valutazione del merito creditizio da parte delle banche ai fini della concessione del credito.
In questa situazione d’inasprimento delle condizioni dell’accesso al credito, la raccolta di capitali attraverso nuovi strumenti finanziari, come le obbligazioni, diventa decisiva e il recente orientamento del Governo nel senso di favorire l’accesso delle imprese al finanziamento alternativo a quello bancario è un’opportunità preziosa.

Le grandi cooperative, anche grazie all’adozione di veicoli societari di scopo non in forma cooperativa, già da qualche tempo colgono con successo tutte le opportunità offerte dal mercato dei capitali: quotazione in borsa, prestiti obbligazionari, etc...
Hanno invece serie difficoltà a cogliere tali opportunità di finanziamento le piccole e medie cooperative che incontrano barriere oggettivamente ardue da superare: i costi accessori delle operazioni, la mancanza di un rating, la stessa natura della cooperativa d’impresa non contendibile e non controllabile, etc.…
Il problema è alla radice: l’attuale mercato dei capitali (Borsa, MOT, AIM etc.) è concepito per le società di capitale e i suoi strumenti mal si adattano alla società cooperativa anche per le aspettative degli investitori soprattutto in termini di tasso di rendimento e di possibilità di controllo della società in cui s’investe.   
I quattro quesiti posti da Zevi difficilmente potranno trovare risposta nell’attuale contesto del mercato dei capitali. Una strada percorribile è quella di creare un segmento “cooperativo” in questo mercato dove operino strumenti finanziari specializzati.

Un ruolo centrale dovranno avere i Fondi d’investimento specializzati nel segmento del mercato dei capitali rivolto alle cooperative. Questi Fondi, in quanto soggetti che raccolgono anche il risparmio tra il pubblico, dovranno essere soggetti vigilati del sistema finanziario assicurativo – bancario.
La vera novità di questi Fondi specializzati sarà nel loro modus operandi. Le piccole e medie cooperative non potendo accedere direttamente al mercato dei capitali lo farebbero indirettamente tramite questi Fondi specializzati che, in buona sostanza, nei confronti delle cooperative opererebbero come i Fondi Mutualistici.
I nuovi Fondi d’investimento specializzati, in una logica di private equity, raccoglierebbero capitali nel mercato, per investirli nelle cooperative utilizzando anche i collaudati strumenti d’intervento dei Fondi Mutualistici. In altri termini, fermo restando le emissioni obbligazionarie e altre operazioni assimilabili, questi nuovi Fondi d’investimento in tutti casi i cui queste operazioni non fossero realizzabili, finanzierebbero le cooperative con gli attuali strumenti: prestiti a medio/lungo termine, strumenti finanziari ibridi e partecipazioni al capitale di rischio. Le cooperative non dovrebbero necessariamente creare le impegnative condizioni richieste dall’emissione di obbligazioni e potrebbero avere accesso ai finanziamenti dei nuovi Fondi specializzati senza particolari oneri e adempimenti.
Sarebbe il Fondo specializzato, nel suo complesso, a ricevere da parte dei soggetti specializzati (Moody’s, Standard & Poor, Fitch, Dagong), un rating tale da permettere la raccolta di capitali nel mercato anche tra i risparmiatori.
A sua volta il Fondo specializzato nella valutazione del merito creditizio della singola cooperativa, come le banche, utilizzerebbe un modello di rating interno validato dalle Autorità di vigilanza. Le eventuali garanzie prestate dai Consorzi fidi vigilati, dal Fondo Centrale di Garanzia e altri garanti a favore del fondo nel suo complesso e dei singoli investimenti fatti nelle cooperative, contribuirebbero a elevare i vari rating in questione.

Certamente le peculiarità cooperative vanno evidenziate ai fini del rating, ma non solo. La natura non profit, il rispetto della dignità del lavoro, l’attenzione all’ambiente, etc.… sono altrettanti punti di forza di una strategia di penetrazione del mercato finanziario “etico”, al quale si rivolge quel crescente segmento di risparmiatori e investitori attenti a questi valori.
I Fondi Mutualistici potrebbero vivere una nuova stagione, qualora fossero chiamati a svolgere, oltre a quella tradizionale, anche la funzione di Fondi specializzati d’investimento nelle cooperative da soli o in partecipazione con soggetti vigilati del sistema finanziario assicurativo – bancario.
Un notevole adeguamento della normativa vigente sarà comunque necessario: si pensi, ad esempio al tetto per il tasso di rendimento degli investimenti previsti dalle norme sulla mutualità che limitano le possibilità di accesso a un mercato molto competitivo come quello dei capitali.

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