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Post - MAURO GORI

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Finanziamento delle cooperative / Re:Finanziamento alle Cooperative
« il: Luglio 06, 2016, 10:43:19 am »
Ha ragione Alberto Zevi quando evidenzia che il tema del capitale di debito ha valore prioritario per il mondo cooperativo. A maggior ragione a fronte dei cambiamenti intervenuti ed intervenienti a livello di mercato e di regolamentazione.
Non si può difatti dimenticare che, dal 2007, il sistema bancario italiano è inserito all’interno di un processo di integrazione crescente con il sistema bancario europeo. Questo processo si è rivelato per noi abbastanza complesso a causa di una congiuntura economica più negativa di quella degli altri Paesi, dell’assenza di forme di ricapitalizzazione delle banche da parte del soggetto pubblico, dell’inasprimento dei requisiti patrimoniali e di liquidità imposti dalla normativa internazionale nonché, non bisogna dimenticarlo, della bassa patrimonializzazione e dell’elevata leva delle imprese, che ne motivano l’alto grado di dipendenza dal credito bancario. Il combinato deleveraging più derisking ha così prodotto un sostanziale cambiamento del mercato, con la chiusura di molti sportelli, la cessazione di oltre 150 istituti di credito, la riforma delle banche popolari e delle BCC che, a loro volta, determineranno ulteriori concentrazioni.
Le politiche volte a diversificare le fonti di finanziamento a favore delle imprese perseguite dal Governo hanno dato finora risultati modesti. Il mercato dei mini bond non è certo decollato così come l’AIM (Mercato Alternativo dei Capitali). Il crowdfunding non è neppure una nicchia ma solo un parco di esperienze esemplari e meritorie.
Le ragioni per cui tale percorso appare impantanato sono imputabili soprattutto all’andamento dell’economia ed al modificarsi dei profili di rischio degli attori. É pensabile che la disintermediazione proceda a ritmi sostenuti? Io credo di no: il segmento retail, ossia i piccoli investitori, non hanno valide ragioni (fatte salve le iniziative meritevoli di cui sopra) per investire in titoli di debito ed il segmento corporate ha aspettative di rendimento al di fuori della attuale situazione dei tassi. Non mi sembra, cioè, che ci sia un mercato. Almeno oggi e su cui poter fare affidamento. Cosa fare quindi?
1.   Non abbandonare l’ipotesi dell’emissione di titoli di debito destinati ad intermediari finanziari non bancari per tutte le ottime ragioni che Zevi ha indicato. Tale prospettiva deve rimanere in piedi. Mi permetto di aggiungere una ragione a quelle già richiamate da Zevi. Il costo dell’emissione è dato da due componenti: il servizio al debito, ossia il tasso che si paga, ed un insieme complesso e variopinto di costi occulti fatti di commissioni, services, consulenze che incidono in misura consistente sul costo finale dell’operazione. La cooperazione è nelle condizioni di contenere tali costi mantenendo elevata la qualità del processo che porta all’emissione. Bisogna lavorare sulla cultura finanziaria e sulla consapevolezza delle scelte ma, il modellino che abbiamo sperimentato con successo in occasione dell’emissione di qualche mini bond (anche per importi di pochi milioni), con il coinvolgimento di investitori istituzionali attenti alle dinamiche dell’economia reale, credo possa essere replicato. Personalmente, eviterei di cadere nella tentazione di inventare un qualche intermediario cooperativo avente tale specifica missione.
2.   Se intendiamo come disintermediazione la rottura del rapporto di prociclicità che lega banche ed imprese nel sistema italiano per cui le imprese debbono pagare un minore accesso al credito gli incrementi patrimoniali delle banche, allora il movimento cooperativo dispone già di un istituto (il prestito sociale) e di una strumentazione (le finanziarie cooperative) che tale disintermediazione praticano da tempo e con successo. Sarei curioso, ad es., di sapere se i NPL (Non performing Loans) in capo alle finanziarie cooperative sono allineati o meno ai valori degli omologhi negli istituti di credito. Non possiamo però negare che un problema esiste nello shadow banking cooperativo: la dimensione della partecipazione, componente fondamentale e fondante di questi istituti, deve trovare un giusto equilibrio con la dimensione del controllo, compreso quello da parte di soggetti terzi. Le forme di autoregolamentazione sono certamente importanti (ma intanto debbono esserci e funzionare), i doveri informativi verso i soci altrettanto, ma l’esistenza di qualcosa di più cogente potrebbe certamente aiutare.
3.   Guardare di più all’Europa, dove non mancano iniziative per mettere a punto strumenti finanziari per consentire alle pmi di accedere a prestiti, a garanzie, a capitali propri. Tra quelli che, con maggior forza, vengono proposti vi è la messa a punto di strumenti di garanzia in grado di offrire garanzie e controgaranzie ad intermediari finanziari per la concessione di prestiti alle pmi. Sono diversi i programmi, a partire da Horizon 2020, che contengono queste possibilità, costituendo fondi ad hoc. Cooperfidi Italia ha superato brillantemente tutti gli esami a cui Banca d’Italia l’ha sottoposto e può vantare un elevato livello di patrimonializzazione. É nelle condizioni di operare come consulente finanziario su questi terreni innovativi? Può essere l’interlocutore professionale della cooperazione italiana su questi ambiti? Nel caso oggi non lo fosse, forse varrebbe la pena valutare cosa occorre fare perchè possa diventarlo.
In conclusione, la strada della disintermediazione va certamente perseguita e l’emissione di titoli per intermediari non finanziari è la via maestra. Oggi mi sembra tuttavia che il mercato remi contro questa opportunità. Ripensare i tradizionali strumenti con cui si è disintermediato il credito bancario, allineandoli con le nuove regole e le nuove sensibilità, e guardare a quanto di innovativo si sta progettando in Europa mi sembrano strade che vadano considerate con pari attenzione.
                                                                                                                                                                             Mauro Gori
                                                                                                                                                                              Pres. CPL

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