Flat tax e pace fiscale ragionevoli se si adeguano aliquote su redditi medio bassi

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Reddito di cittadinanza, flat tax, utili reinvestiti, pace fiscale e Sud. Sono i cinque punti chiave discussi nel primo dei due giorni della Biennale della Cooperazione in svolgimento a Bologna con gli interventi di Maurizio Gardini, presidente dell’Alleanza Cooperative e dai copresidenti Mauro Lusetti e Brenno Begani.

REDDITO DI CITTADINANZA “il sistema contempli meccanismi di incentivo all’occupazione dei destinatari o attraverso lo sgravio contributivo o con la loro auto Imprenditorialità prevedendo la liquidazione anticipata della misura per chi volesse dar vita a imprese. Questa declinazione del reddito di cittadinanza, agganciato alle politiche attive del lavoro, renderebbe più produttivo l’intervento che rischia, invece, di scivolare nell’assistenzialismo. La povertà non si sconfigge solo con il sostegno economico. Tanto più se il reddito di cittadinanza si traducesse nel solo trasferimento di risorse senza un accompagnamento con servizi territoriali e presa in carico dei bisogni delle persone”.

FLAT TAX: regge solo se, in previsione, la misura fosse arricchita da un ripensamento generale delle aliquote su tutti i redditi, inclusi quelli da lavoro dipendente, e con particolare attenzione ai redditi bassi.

ALIQUOTA ULTRARIDOTTA UTILI REINVESTITI la condividiamo, purché abbia effetti compensativi della soppressione dell’ACE. Chiediamo di valutare la sopravvivenza dell’ACE per imprese che non hanno interesse ad applicare l’innovativa agevolazione sugli utili reinvestiti.

PACE FISCALE: è ragionevole se si accompagna a una contestuale revisione di ampio respiro dell’ordinamento tributario: riforma dell’imposta sul reddito, riforma della giustizia tributaria, codificazione. Diversamente è probabile che non Sial l’ultimo condono, ma resti l’ennesimo premio per gli evasori.

MEZZOGIORNO: “sì alla norma che punta a destinare al Mezzogiorno un volume complessivo di stanziamenti ordinari proporzionale alla popolazione di riferimento. Nelle Regioni del Sud vive il 34,43% della popolazione a cui, in realtà, va solo il 23% della spesa pubblica. Il principio determinerebbe per il Mezzogiorno un aumento annuo degli investimenti pubblici di circa 4,5 miliardi. Più prudentemente la relazione sui Conti pubblici territoriali dell’Agenzia per la coesione territoriale calcola un impatto nell’ordine di 1,6 miliardi medi annui che potrebbero essere destinati all’ammodernamento e messa in sicurezza dei principali asset infrastrutturali: il Sud resta troppo a Sud rispetto al Nord. Senza non c’è sviluppo”.


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